STEP #01 - Antoine-Joseph 'Adolphe' Sax

 Soprannominato ‘Le petit Sax, le revenant’, Antoine-Joseph Sax – detto Adolphe - nacque nel novembre del 1814 nel villaggio di Dinant in Belgio. Primogenito – su undici - di Charles-Joseph (1790-1865), famoso costruttore di strumenti musicali a Bruxelles, in particolare di flauti, clarinetti, fagotti. Proprio nel suo atelier, Adolphe lo seguiva attentamente nella realizzazione dei fiati e anche nell’elaborazione di numerose sperimentazioni acustiche. Tuttavia, poiché Adolphe era cronicamente incline ad incidenti più disparati, il padre Charles riscontrò molte difficoltà nel tramandare la sua passione e lavoro.


Infatti, il suo soprannome – tradotto dal francese ‘il piccolo Sax, il fantasma’ – era legato alle sventure nefaste che  lo coinvolsero e per le quali egli rischiò la pelle, tanto che sua madre -  Marie-Joseph Masson – asseriva spesso: “Il ragazzo è destinato a morire; non vivrà a lungo”. Affascinato dall’alchimia che osservava nell’officina paterna, dove i metalli più grezzi venivano ricombinati per creare l’ottone più pregiato, il giovane Adolphe scambiò una soluzione di solfato di zinco per latte e lo ingoiò tutto. Fu vittima di ulteriori avvelenamenti: da biacca – pigmento pittorico inorganico -, da ossido di rame o arsenico. Talvolta rischiò la vita, alla sola età di 2 anni, cadendo dalle scale dove sbatté la testa su un gradino e rimase in coma per una settimana; oppure ingoiando un ago; bruciandosi, sia su fornelli e perfino durante un’esplosione nell’officina del padre; ritrovandosi sotto il cedimento di un tetto che lo indusse nuovamente in stato comatoso; oppure annegando nel fiume della sua città natale dove, galleggiando a faccia in giù, inconscio, fu trovato casualmente da un concittadino.

Si potrebbe continuare per ore ad elencare le innumerevoli disavventure di Sax, ma queste sono sufficienti per delineare il profilo di un genio creativo estremo.

Ereditò la passione del padre e cominciò giovanissimo a costruire strumenti contemporaneamente allo studio di flauto, clarinetto ed armonia presso il Conservatorio Reale di Bruxelles. All’età di quindici anni fabbricò un clarinetto e due flauti in avorio raffinato, considerati dei modelli di squisita manifattura dai giudici dell’ Esposizione Industriale di Bruxelles (1830).

Il suo primo lavoro importante, all’età di vent’anni, fu sul clarinetto basso - ritenuto fino a quel momento lo strumento meno adatto ad essere suonato per via del grande peso. Grazie alla sua grande abilità e conoscenza in materia, Adolphe riabilitò lo strumento con una moderna configurazione e fu adottato rapidamente come modello standard nella categoria dei legni: questo rese Sax una grande promessa dell’ingegneria acustica nelle capitali musicali d’Europa.

Seguirono anni in cui, nonostante il giovane Sax proponesse continue innovazioni, i giudici delle mostre nazionali in Belgio si rifiutavano di conferirgli premi. Il motivo di ciò riguardava proprio la sua età prematura, e come dei premi così prestigiosi non gli avrebbero lasciato nient’altro a cui aspirare.




Nel 1841, Sax realizzò il suo nuovo ‘bass horn’ – simile alla tuba odierna, versione antecedente di quello che sarebbe stato il sassofono – da sottoporre alla recensione dei critici. Questo strumento rispecchiava l’estro creativo e il genio di Adolphe, assolutamente inedito, pronto per sbalordire ancora. Tuttavia, un suo geloso rivale lo buttò per terra prima della mostra, danneggiandolo così tanto da non poter essere più presentato.

Deluso e disgustato, nel 1842 si trasferì stabilmente a Parigi, con trenta franchi in tasca, per continuare a lavorare ai suoi strumenti, dedicandosi in particolare ad una famiglia di ottoni a pistoni – brevettati nel 1843, in sette taglie differenti. Questi presentavano numerosi vantaggi rispetto agli strumenti simili in uso all’epoca, tanto che vennero battezzati “saxhorns” – ‘saxtrombe’. Sax concentrò il suo lavoro su due delle sette famiglie di strumenti, i saxofoni nelle tonalità Sib-Mib e Do-Fa, concepiti per banda e orchestra. Egli era profondamente convinto della sua invenzione e sulle ripercussioni che avrebbe potuto avere nel campo musicale, che convocò il famoso compositore Hector Berlioz per mostrargliela. Questi stimava molto il genio di Sax – “un uomo dalla mente lucida, lungimirante, tenace, risoluto e abile oltre le parole”, diceva. Egli chiamò l’invenzione di sax ‘le Saxophon’, l’eponimo della grande , egocentrica mente del suo inventore.

Berlioz cercò di descrivere nel miglior modo possibile il suono che emetteva questo strumento, mai udito fino a quel momento, elogiando il suo timbro e le emozioni profonde che esso suscitava nell’ascoltatore. Questa voce subito si diffuse nel mondo musicale parigino e anche europeo -Gioacchino Rossini espresse anche la sua opinione a riguardo. Sebbene il suo intento fosse quello di aiutare Adolphe a diffondere la voce e convincere il più possibile, talvolta accadeva che qualcuno mettesse i bastoni tra le ruote. C’era chi cercava di convincere i finanziatori che l’opera di Sax fosse un plagio, ma puntualmente veniva smentito dallo stesso Adolphe che aveva l’abitudine di “sfidare” in un duetto per chi suonasse meglio o per quale fosse lo strumento più bello da ascoltare.

L’obiettivo principale di Sax era quello di assicurarsi il florido, ma difficile, mercato delle bande militari: in particolare, la banda militare Francese -ritenuta la migliore per distacco in Europa. Secondo l’analisi di Adolphe, essa soffriva di vari problemi acustici, che si sarebbero potuti risolvere con l’introduzione dei saxofoni e di ottoni rimodernati e migliorati – cioè i suoi “saxhorns”. Addirittura, inoltrò ufficialmente questa proposta al ministro di guerra francese nel 1844, il quale ricevette sia delle opinioni che favorivano i saxofoni e sia delle proteste feroci da parte dei commercianti di strumenti a fiato, i quali temevano per la loro attività. Così, il ministro scelse di fare decidere il popolo, selezionando i migliori musicisti e organizzando uno “scontro” fra due bande. Il 22 aprile 1845 al Champ de Mars, davanti a migliaia di spettatori e a una giuria qualificata, gli elementi che suonavano strumenti tradizionali furono surclassati dagli elementi dotati di strumenti inventati o perferzionati da Sax. Fu il momento della svolta: nel 1846 Sax brevetta la sua famiglia di sassofoni.

Sax fu il primo insegnante di saxofono al Conservatorio Superiore di Parigi, dal 1857 fino alla chiusura nel 1879 dovuta alla guerra franco-prussiana. In Italia, il Conservatorio di Bologna adottò gli strumenti di Sax su consiglio di Gioacchino Rossini nel 1844. Parallelamente all'attività di inventore, costruttore ed insegnante, Sax fondò e guidò una piccola casa editrice, si dedicò alla riorganizzazione delle bande militari, fu compositore, arrangiatore, esecutore sui suoi strumenti e maestro di banda.

Sax continuò la sua attività, nonostante le azioni decisamente ostili di altri fabbricanti di strumenti che lo portarono due volte alla bancarotta. Fu boicottato in tutti i modi: incendi dolosi scoppiarono nella sua azienda, i suoi 200 dipendenti furono intimoriti o lusingati per costringerli a licenziarsi, subì numerose aggressioni fisiche e venne trascinato in tribunale in innumerevoli processi. Anche il suo stato di salute ne risentì: soffrì infatti di cancro al labbro superiore nel 1858. Alle cure tradizionali (gli era stato suggerito un rischioso intervento chirurgico) preferì una pianta indiana che pare lo guarì miracolosamente, aumentando le maldicenze sul suo conto




Sitografia:

  • https://it.wikipedia.org/wiki/Adolphe_Sax              <ultimo accesso 24/11/2021>
  • https://www.sapere.it/enciclopedia/Sax,+Antoine-Joseph,+detto+Adolphe.html         <ultimo accesso 24/11/2021>
Bibliografia:
  • Sintesi del capitolo 1 del libro "The devil's horn : the story of the saxophone, from noisy novelty to king of cool", Michael Segell, 2005, Picador USA, ISBN-100312425570

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